Storia

Prima guerra mondiale: cause, fronti e conseguenze, spiegate semplice

Di Recaplica Lab · Aggiornato il

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La Prima guerra mondiale è il conflitto che tra il 1914 e il 1918 coinvolse le maggiori potenze europee e i loro imperi, mobilitando circa 65 milioni di uomini. L'innesco fu l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo, il 28 giugno 1914; nel giro di poco più di cinque settimane il sistema di alleanze contrapposte trasformò una crisi tra Austria-Ungheria e Serbia in una guerra continentale. Il piano tedesco di vittoria rapida si arenò sulla Marna e il fronte occidentale si fissò per anni su una linea di trincee che tagliava l'Europa dal Belgio alla Svizzera. Il 1917 ribaltò gli equilibri: gli Stati Uniti entrarono in guerra, la Russia ne uscì. Finì con l'armistizio dell'11 novembre 1918 e con trattati di pace che ridisegnarono la mappa d'Europa e lasciarono aperte parecchie questioni.

Punti Chiave

  • L'attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914 fu l'innesco, non la causa: a trasformarlo in guerra generale furono le alleanze contrapposte e la rivalità fra imperi.
  • Le dichiarazioni di guerra si susseguirono in pochi giorni: Austria-Ungheria alla Serbia il 28 luglio, Germania alla Russia il 1° agosto e alla Francia il 3, invasione di Lussemburgo e Belgio tra il 1° e il 4 agosto.
  • Fermata l'avanzata tedesca sulla Marna (5-10 settembre 1914), il fronte occidentale si immobilizzò in una linea trincerata dalla costa belga alla Svizzera neutrale.
  • L'Italia entrò in guerra contro l'Austria-Ungheria il 24 maggio 1915, dopo il Patto di Londra del 26 aprile; il suo fronte fu prima l'Isonzo, poi il Piave.
  • Il 1917 fu l'anno della svolta: gli Stati Uniti entrarono in guerra il 6 aprile, la Russia firmò l'armistizio il 15 dicembre e la pace di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918.
  • Le stime sui morti variano molto: Treccani indica circa 8 milioni di morti e 20 milioni di feriti, l'International Encyclopedia of the First World War calcola 10.057.600 morti militari.

I numeri chiave

  • 65 milioni gli uomini mobilitati complessivamente nel corso del conflitto Fonte: Treccani
  • 10.057.600 i morti militari secondo la stima dell'International Encyclopedia of the First World War: 5.647.600 fra gli Alleati e 4.410.000 fra gli Imperi centrali Fonte: 1914-1918-online. International Encyclopedia of the First World War
  • 132 miliardi i marchi-oro di riparazioni imposti alla Germania dopo il trattato di Versailles, pari a 32 miliardi di dollari dell'epoca Fonte: Office of the Historian, Dipartimento di Stato USA

L'Approfondimento

Un attentato, e cinque settimane dopo l’Europa è in guerra

Il 28 giugno 1914, a Sarajevo, un’organizzazione patriottica serba uccide l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, erede al trono austro-ungarico. Chi legge questa data come “la causa” della Prima guerra mondiale si ferma troppo presto: fra l’attentato e la prima dichiarazione di guerra passa un mese intero, e in quel mese si decide tutto.

L’Austria-Ungheria, con l’appoggio tedesco, invia alla Serbia un ultimatum il 23 luglio. Il 28 luglio dichiara guerra. Da lì la sequenza è rapidissima: la Germania dichiara guerra alla Russia il 1° agosto e alla Francia il 3, e tra il 1° e il 4 agosto viola la neutralità di Lussemburgo e Belgio. Proprio quella violazione porta la Gran Bretagna nel conflitto. Il Giappone entra il 23 agosto; l’Impero ottomano si schiera con gli Imperi centrali il 12 novembre 1914.

La causa vera sta un livello più in basso: un sistema di alleanze in cui ogni potenza era vincolata a seguire il proprio alleato, dentro una competizione fra imperi costruita negli anni precedenti. La Serbia, dopo aver ottenuto territori dall’Impero ottomano e sicura dell’appoggio russo, mirava alle province asburgiche; l’Austria non intendeva fare concessioni territoriali né sopportare ingerenze russe. Su questo terreno, un omicidio politico bastò a far scattare tutto il meccanismo.

La linea che smise di muoversi

Il piano tedesco era stato elaborato nel 1905 dal generale von Schlieffen e affidato poi a von Moltke. Prevedeva una vittoria rapida a ovest: sfondare attraverso Belgio e Lussemburgo e mettere fuori causa la Francia in poche settimane.

Sul terreno si fermò. La battaglia della Marna, dal 5 al 10 settembre 1914, invertì il corso degli eventi e le operazioni successive fissarono il fronte su una linea trincerata che tagliava il continente dalla costa belga fino alla Svizzera neutrale. Quella linea è l’immagine che riassume meglio l’intera guerra a occidente: per tre anni di logoramento si spostò di pochi chilometri, avanti e indietro, al prezzo di perdite enormi.

Dietro l’immobilità c’è una ragione tecnica. La diffusione delle armi automatiche rendeva il difensore molto più forte dell’attaccante, e attaccare allo scoperto costava perdite sproporzionate rispetto al terreno guadagnato. Fu il passaggio dalla guerra di movimento alla guerra di posizione, o di logoramento, e la Prima guerra mondiale ne è il caso da manuale.

Esempio pratico: Verdun, iniziata il 21 febbraio 1916, e la Somme, dal 1° luglio al 23 novembre dello stesso anno, sono due battaglie durate mesi, combattute su un fronte che era rimasto sostanzialmente fermo dal 1914. Non furono episodi eccezionali. Erano il modo ordinario in cui si combatteva quella guerra.

Le società in guerra dovettero riorganizzarsi per intero. Complessivamente furono mobilitati circa 65 milioni di uomini, e le economie nazionali vennero convertite alla produzione bellica, dalle fabbriche ai trasporti. È un conflitto in cui quello che oggi misuriamo con il PIL, il valore di ciò che un paese produce in un anno, diventa esso stesso un’arma.

Il fronte italiano: dall’Isonzo al Piave

L’Italia era legata a Germania e Austria-Ungheria dalla Triplice Alleanza, ma restò fuori nel 1914. Denunciò l’alleanza il 3 maggio 1915, dopo aver firmato il Patto di Londra con l’Intesa il 26 aprile, e dichiarò guerra all’Austria il 24 maggio.

Il fronte principale fu l’Isonzo, dove il generale Luigi Cadorna lanciò quattro offensive già nel 1915, fra il 23 giugno e il 5 dicembre. Nell’agosto 1916 la sesta battaglia portò alla conquista di Gorizia; nell’undicesima, fra il 17 agosto e il 15 settembre 1917, la penetrazione arrivò a dieci chilometri. Undici offensive per dieci chilometri: è il rapporto fra sforzo e risultato di quel fronte.

Il 24 ottobre 1917 un attacco austro-tedesco sfonda le linee italiane a Caporetto. La ritirata si ferma sul Piave, dove il comando passa ad Armando Diaz. Nella battaglia del Piave, dal 15 al 19 giugno 1918, gli italiani perdono 90.000 uomini e gli austriaci 150.000. L’offensiva finale parte il 24 ottobre 1918: il 29 viene liberata Vittorio Veneto, poi le truppe raggiungono Trento e Trieste.

Il 1917 rovescia gli equilibri

Due eventi opposti cadono nello stesso anno e insieme decidono l’esito della guerra.

Da un lato gli Stati Uniti. Gli affondamenti dei transatlantici britannici Lusitania e Arabic erano costati la vita a 131 cittadini statunitensi; dopo il siluramento del piroscafo Sussex, nel marzo 1916, il 4 maggio la Germania accettò il cosiddetto “impegno Sussex”. Il 31 gennaio 1917 annuncia la ripresa della guerra sottomarina indiscriminata. Nel frattempo i britannici hanno intercettato, il 19 gennaio, il telegramma con cui Arthur Zimmermann, segretario di Stato agli Esteri tedesco, proponeva al Messico di fare guerra e pace insieme alla Germania, con sostegno finanziario e la prospettiva di riprendersi i territori perduti di Texas, Nuovo Messico e Arizona. Lo trasmettono al presidente Wilson il 24 febbraio e il 1° marzo la vicenda diventa pubblica. Wilson chiede la dichiarazione di guerra il 2 aprile: il Senato vota il 4, la Camera il 6 aprile 1917. Il 7 dicembre gli Stati Uniti dichiarano guerra anche all’Austria-Ungheria.

Dall’altro lato la Russia, travolta dalla rivoluzione, esce dal conflitto: armistizio il 15 dicembre 1917, pace di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918. Gli Imperi centrali liberano truppe a est, ma è troppo tardi per compensare l’arrivo delle risorse americane.

Il crollo arriva in autunno, un armistizio dopo l’altro: la Bulgaria il 29 settembre 1918, l’Impero ottomano il 30 ottobre, l’Austria-Ungheria con l’Italia il 3 novembre, la Germania l’11 novembre.

Quanto è costata

Qui serve una premessa onesta, perché è il punto in cui le fonti divergono di più. Treccani indica circa 8 milioni di morti e 20 milioni di feriti. L’International Encyclopedia of the First World War, che ha ricostruito i conteggi nazione per nazione, arriva invece a 10.057.600 morti militari: 5.647.600 fra gli Alleati e 4.410.000 fra gli Imperi centrali.

PaeseMorti militari
Germania2.037.000
Impero russo1.997.500
Austria-Ungheria1.513.500
Francia e colonie1.400.000
Gran Bretagna e Impero959.000
Impero ottomano772.000
Italia600.000
Stati Uniti87.900

Gli stessi autori avvertono che le cifre restano problematiche: le definizioni di “caduto” cambiano da un paese all’altro, i feriti evacuati e poi rientrati venivano talvolta contati più volte, e alcune statistiche nazionali risentono di pressioni politiche. Sui morti civili le stime divergono ancora di più, da poche decine di migliaia a diversi milioni a seconda del metodo.

Una pace che lasciò questioni aperte

La conferenza di pace si apre nel gennaio 1919 a Versailles, appena fuori Parigi, con quasi trenta nazioni, ma a decidere sono i “Big Four”: Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Italia. Il trattato di Versailles, firmato il 28 giugno 1919, riguarda solo la Germania, che cede circa il 10% del territorio europeo prebellico e tutte le colonie; Danzica e la Saar passano sotto amministrazione della Società delle Nazioni. L’articolo 231 le attribuisce la responsabilità del conflitto e l’obbligo di riparazioni, poi fissate in 132 miliardi di marchi-oro, pari a 32 miliardi di dollari dell’epoca, oltre a un versamento iniziale di 5 miliardi di dollari.

Un dettaglio conta: quelle riparazioni furono espresse in marchi-oro, non in carta moneta. Un debito denominato in valuta cartacea può essere eroso dall’inflazione, cioè dalla perdita di potere d’acquisto della moneta; ancorarlo all’oro serviva esattamente a impedirlo. Ed è il motivo per cui il peso reale di quelle cifre non poteva essere alleggerito stampando banconote. Per un debitore, poi, non conta solo l’ammontare: conta quanto costa rifinanziarlo, il che dipende dai tassi di interesse.

Per gli altri imperi sconfitti servirono trattati distinti: Saint-Germain con l’Austria (10 settembre 1919), Neuilly con la Bulgaria (27 novembre 1919), Trianon con l’Ungheria (4 giugno 1920), Sèvres con la Turchia (10 agosto 1920). Dalla dissoluzione degli imperi nacquero Polonia, Cecoslovacchia, Iugoslavia, Finlandia, Lituania, Lettonia, Estonia e Albania, mentre molti confini vennero ridisegnati.

C’è un dettaglio che spiega parecchio di quello che seguì: gli Stati Uniti non ratificarono mai Versailles. Il Senato contestava soprattutto l’articolo 10 del patto della Società delle Nazioni, ritenendo che cedesse a un organismo internazionale il potere di dichiarare guerra; il voto del 19 marzo 1920 mancò la ratifica per sette voti. Washington firmò poi una pace separata con la Germania, il trattato di Berlino, il 25 agosto 1921. La Società delle Nazioni, nata nel 1919 per costruire un nuovo sistema di rapporti internazionali, si rivelò nel complesso inefficace.

Politicamente, l’esito è netto: l’Europa esce indebolita, gli Stati Uniti salgono sulla scena mondiale — salvo poi ritirarsi con la vittoria isolazionista del 1920 — e nel 1919 nasce l’Internazionale comunista. L’Europa uscì dal conflitto con meno uomini, meno capitali e meno capacità produttiva: le condizioni in cui l’attività economica si contrae, quella che oggi chiamiamo recessione. Molte questioni, però, restarono semplicemente rinviate: l’Italia ottenne il confine alpino ma non una soluzione della questione adriatica con il nuovo Stato iugoslavo né i compensi coloniali che si aspettava. Vent’anni dopo, molte di quelle questioni erano ancora lì.

Falsi miti

  • ✗ Mito La guerra scoppiò per l'attentato di Sarajevo.

    ✓ Realtà L'attentato del 28 giugno 1914 aprì la crisi, ma da solo non spiega la guerra generale: passò un mese prima che l'Austria-Ungheria inviasse l'ultimatum alla Serbia, il 23 luglio. A trasformare una crisi regionale in guerra continentale furono le alleanze contrapposte e le rivalità fra imperi, che obbligarono ogni potenza a seguire il proprio alleato. Senza quel sistema, un conflitto austro-serbo sarebbe rimasto balcanico.

  • ✗ Mito La Prima guerra mondiale fu tutta una guerra di trincea.

    ✓ Realtà La trincea domina il fronte occidentale, dove dopo la Marna la linea si fissò dal Belgio alla Svizzera e rimase quasi immobile per anni. Ma sul fronte orientale e su quello italiano la guerra ebbe forme diverse, fra spazi enormi e combattimenti in montagna, e nel 1918 tornò il movimento: la ritirata sul Piave e l'offensiva finale italiana furono operazioni tutt'altro che statiche.

  • ✗ Mito Il trattato di Versailles chiuse la guerra per tutti.

    ✓ Realtà Versailles, firmato il 28 giugno 1919, riguardava solo la Germania: per gli altri imperi sconfitti servirono trattati separati, cioè Saint-Germain con l'Austria (10 settembre 1919), Neuilly con la Bulgaria (27 novembre 1919), Trianon con l'Ungheria (4 giugno 1920) e Sèvres con la Turchia (10 agosto 1920). E il Senato degli Stati Uniti non ratificò mai Versailles: il voto del 19 marzo 1920 mancò per sette voti la maggioranza dei due terzi necessaria alla ratifica, e Washington firmò una pace separata con Berlino il 25 agosto 1921.

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1 Che cosa accadde a Sarajevo il 28 giugno 1914?
2 Perché il piano tedesco di guerra lampo a ovest fallì?
3 Quando l'Italia entrò in guerra e contro chi?
4 Che cosa rese il 1917 un anno di svolta?
5 Che cosa stabiliva l'articolo 231 del trattato di Versailles?

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Domande e risposte

Quando è iniziata e quando è finita la Prima guerra mondiale?

Le ostilità si aprono nell'estate del 1914: l'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia il 28 luglio, la Germania alla Russia il 1° agosto e alla Francia il 3 agosto, poi invade Lussemburgo e Belgio. Si chiudono con la serie di armistizi dell'autunno 1918: Bulgaria il 29 settembre, Impero ottomano il 30 ottobre, Austria-Ungheria (con l'Italia) il 3 novembre, Germania l'11 novembre 1918.

Quali erano i due schieramenti?

Da una parte l'Intesa, con Francia, Gran Bretagna e Russia, cui si aggiunsero l'Italia nel 1915, gli Stati Uniti nel 1917 e altri paesi; dall'altra gli Imperi centrali, cioè Germania e Austria-Ungheria, affiancati dall'Impero ottomano dal novembre 1914 e poi dalla Bulgaria. Il Giappone entrò a fianco dell'Intesa il 23 agosto 1914.

Quanti sono stati i morti della Prima guerra mondiale?

Non esiste una cifra unica, e le fonti serie lo dicono apertamente. Treccani parla di circa 8 milioni di morti e 20 milioni di feriti; l'International Encyclopedia of the First World War, che ha ricostruito i conteggi paese per paese, arriva a 10.057.600 morti militari, con 2.037.000 tedeschi, 1.997.500 russi, 1.513.500 austro-ungarici, 1.400.000 francesi e coloniali, 959.000 britannici e dell'Impero, 772.000 ottomani, 600.000 italiani e 87.900 statunitensi. Le differenze nascono da definizioni diverse di 'caduto' e da dati nazionali costruiti con criteri non omogenei.

Perché si dice che il trattato di Versailles preparò la Seconda guerra mondiale?

Perché impose alla Germania condizioni molto dure — la perdita di circa il 10% del territorio europeo prebellico e di tutte le colonie, la responsabilità della guerra sancita dall'articolo 231, riparazioni per 132 miliardi di marchi-oro — senza però costruire un ordine internazionale in grado di reggere. La Società delle Nazioni nacque nel 1919 ma si rivelò complessivamente inefficace, e gli stessi Stati Uniti non ne fecero mai parte.

Che cos'è stata la disfatta di Caporetto?

Lo sfondamento austro-tedesco del fronte italiano iniziato il 24 ottobre 1917. L'esercito italiano fu costretto a una lunga ritirata fino al Piave, dove il nuovo comandante Armando Diaz riorganizzò la difesa. Esattamente un anno dopo, dalla linea del Piave, partì l'offensiva finale: il 29 ottobre 1918 fu liberata Vittorio Veneto e le truppe raggiunsero Trento e Trieste.